Confronto POS a commissione percentuale vs canone fisso mensile con break-even point
Ottimizzazione Strategica

POS a Commissione o a Canone Fisso? Come Scegliere la Formula Giusta

MS

Mauro Serappo

Esperto di Pagamenti Digitali

29/03/2026
7 min

È la domanda che sento più spesso nelle mie consulenze: "Mauro, meglio pagare una commissione percentuale su ogni transazione o un canone fisso al mese?" La risposta non è universale — dipende da un numero preciso che molti esercenti non conoscono.

In questo articolo ti do la formula per trovare il tuo punto di break-even e scegliere la formula che ti fa risparmiare di più.

Le due formule sul mercato

Il mercato POS italiano nel 2026 offre essenzialmente due modelli di pricing.

Il modello a commissione prevede zero canone mensile e una percentuale fissa su ogni transazione. Lo usano SumUp (1,95%), Axerve Easy a commissioni (1%), myPOS (1,20%), Nexi SmartPOS Mini (1,49%) e Nexi Mobile POS (1,89%). Paghi solo quando incassi: niente transazioni, niente costi.

Il modello a canone fisso prevede un abbonamento mensile che include il terminale e le commissioni (azzerate o molto ridotte). L'esempio principale è Axerve a canone: €17+IVA al mese per transato fino a €10.000 annui, €22+IVA per transato fino a €30.000, con l'1% sull'eccedente. Anche Nexi offre soluzioni a canone nella fascia €22,50-€29/mese.

Il concetto chiave: il break-even point

Il break-even è il volume di transato annuo in cui le due formule costano esattamente lo stesso. Sotto quella soglia, conviene la commissione. Sopra, conviene il canone.

Per calcolarlo, dividi il costo annuo del canone per la commissione percentuale dell'alternativa.

Facciamo un esempio concreto. Il canone Axerve costa €17+IVA al mese per la fascia fino a €10.000 — quindi circa €204 annui (senza IVA). Se l'alternativa è Axerve stessa a commissioni (1%), il break-even è: €204 ÷ 0,01 = €20.400.

Se il tuo transato annuo è sotto €20.400, paghi meno con la formula a commissione. Sopra, risparmi con il canone.

Per la fascia superiore (€22+IVA/mese = €264/anno, fino a €30.000 di transato), confrontata con SumUp all'1,95%: €264 ÷ 0,0195 = €13.538. Già con poco più di €13.500 di transato, il canone fisso è più conveniente di SumUp.

Il break-even più citato nel settore, quello che considero un buon riferimento generale, è intorno ai €26.000-27.000 annui.

Quattro scenari reali

Scenario A — Il professionista con basso transato. Un avvocato o un consulente che incassa con POS €5.000-8.000 all'anno. Con volumi così bassi, un POS a canone fisso è un costo sproporzionato. La scelta migliore è un POS a commissione con hardware economico: Axerve all'1% (costo effettivo del POS anno 2: €50-80) o myPOS all'1,20% (costo effettivo del POS: €60-96). La mia raccomandazione: Axerve a commissioni o, se vuoi il minimo investimento hardware, un SoftPOS Nexi a €19.

Scenario B — Il bar o piccolo negozio. Transato POS di €15.000-25.000 annui, scontrino medio basso (€5-15). Siamo nella zona grigia del break-even. La commissione è ancora competitiva, ma il canone inizia ad avere senso. Se sei vicino ai €25.000, vai con il canone di Axerve a €17/mese. Se sei più verso i €15.000, resta con la commissione. La mia raccomandazione: calcola il tuo transato degli ultimi 12 mesi e confronta. Il comparatore di PosGratis fa esattamente questo.

Scenario C — Il ristorante o negozio consolidato. Transato POS di €40.000-80.000 annui. Qui non c'è dubbio: il canone fisso è nettamente più conveniente. Con Axerve a €22/mese paghi €264 annui per i primi €30.000, poi l'1% sull'eccedente. Su €60.000 di transato: €264 + €300 (1% su €30.000 eccedenti) = €564. Con SumUp pagheresti €1.170. La differenza è di €606 all'anno. La mia raccomandazione: canone fisso Axerve, senza pensarci.

Scenario D — L'attività in crescita. Sei partito con SumUp perché era semplice e senza vincoli, ma ora il transato è cresciuto oltre i €30.000. È il momento di ricalcolare. Molti esercenti non fanno mai questa verifica e continuano a pagare commissioni troppo alte per inerzia. La mia raccomandazione: verifica ogni anno. Il mercato cambia e il tuo business cresce.

La formula ibrida

C'è un terzo approccio che consiglio spesso: la formula ibrida. Tieni un POS a canone come terminale principale (per i volumi più alti) e aggiungi un SoftPOS o un piccolo POS a commissione come backup o per situazioni mobili (eventi, consegne, tavoli all'aperto).

Il costo del secondo dispositivo è minimo (un SoftPOS Nexi costa €19 una tantum + 1,89% su un volume residuale), ma ti dà flessibilità totale.

Cosa non considerare nella scelta

Non scegliere basandoti solo sulla commissione headline. Ho visto esercenti passare da SumUp (1,95%) a un POS bancario tradizionale con "0,80% di commissione" senza rendersi conto che il canone mensile di €29 e le fee nascoste portavano il costo effettivo oltre il 2,5%.

Non scegliere basandoti sul brand. "L'ha la mia banca" non è un criterio di selezione. Confronta i numeri.

Non scegliere basandoti su promozioni temporanee. Le commissioni azzerate sui micro-pagamenti o gli sconti sul primo anno sono utili, ma devi guardare il costo a regime.

Il consiglio di Mauro

La regola che do sempre è questa: calcola il costo effettivo del POS sui prossimi 3 anni, non solo sul primo. L'hardware è un costo una tantum che si ammortizza. Quello che conta è il costo ricorrente — e lì la differenza tra formula a commissione e canone fisso può valere migliaia di euro.

Il mio secondo consiglio: rivedi la scelta ogni 12 mesi. Il tuo transato cambia, le offerte si aggiornano, nuovi player entrano nel mercato. Quello che era la scelta giusta un anno fa potrebbe non esserlo più.


Non sai quale formula fa per te? Il comparatore di PosGratis calcola il costo effettivo del POS su entrambe le formule per il tuo specifico volume di transato.

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Mauro Serappo

Esperto di pagamenti digitali con 30 anni di esperienza nel settore POS italiano. Ex dirigente in Cartasì (Nexi), Banca Sella e SumUp. Il "bracconiere diventato guardiacaccia" che oggi aiuta gli esercenti a scegliere il POS giusto con trasparenza totale.

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